Il podcast per le aziende: farsi ascoltare è farsi vedere (sul mercato)
Negli ultimi anni, anche in Italia, sta diventando uno strumento di comunicazione sempre più popolare.

Perché un’azienda deve porsi il problema del nome giusto? Perché è il primo concetto con cui comunica la sua attività. Con il nome entra nella testa del suo interlocutore. Lascia un primo segno, forte, della propria identità e crea le basi per un brand di successo.
Siamo circondati dai nomi: le insegne dei negozi, le persone che incontriamo, il mondo delle cose, auto, bici, strumenti, alberi… Ogni cosa ha un nome. Ma qual è il nome giusto per un’azienda, un professionista, un prodotto?

Che parolone. Ma il punto è semplice; prova a leggere questi due nomi di birre:
Sei riuscito a leggerli? Certo, il primo è più conosciuto, ma è anche più facile da pronunciare. Soprattutto da un italiano.
E questo è un primo aspetto da considerare: la semplicità del nome, cioè quanto sia facilmente pronunciabile nel contesto in cui deve essere usato. Anche se non usiamo Bing (le statistiche giocano a favore di Google), sappiamo cos’è: un motore di ricerca. Anche Facebook è facile da ricordare: anche se non conosciamo il significato delle due parole che formano il nome. Due suoni semplici, che vanno insieme.
Fai una prova al telefono con il nome della tua azienda: lo capiscono tutti al primo colpo o hai bisogno di fare uno spelling perché venga scritto e pronunciato correttamente?
“Holmen o Olmen?”: il nome giusto dovrebbe suonare come si scrive, quindi “Olmen”. Al telefono non c’è nulla di più fastidioso del dovere ripetere il nome (me ne accorgo anch’io: “Marika con la C o con la K?”).
Attenzione quindi alle sigle, una soluzione di naming che ha radici lontane ma non più attuale, anche per la riconoscibilità; ad esempio: “AB Consulting, B di Bologna o P di Palermo”? Al telefono dovresti fare lo spelling. Ma AB, cosa aggiungono al tuo nome, cosa suggeriscono o evocano? E ancora: Ciessevi o CSV? AMB o Aemmebi?
Le insegne dei negozi, ad esempio, ci offrono suggestioni utili. “Quanto basta. La natura alla spina” è un nome gentile che suggerisce l’idea di un servizio a misura di cliente e promuove l’attenzione per la natura. Ecco altri esempi:
Nomi propri (la titolare?), toponimi (legati al territorio o al quartiere), evocativi (vini sconosciuti o ambiente misterioso?), tematici (lo stile dell’arredamento?), ambigui (specialità … a base di maiale?), scherzosi (accomodatevi, ma non troppo…).
E poi Scarpe Diem, Bim Bum Bar, Fior di pane, La graffetta … quanti nomi curiosi, ma anche banali, incontriamo per le strade della nostra città?

E il nome di fantasia funziona? Ad esempio: Google, Pinterest, Opodo. Sembra di sì, anche se non conosciamo il significato di questi nomi: Google deriva da google, parola inventata dal matematico americano Edward Kasner per indicare il numero che si ottiene moltiplicando 10 per se stesso 100 volte; Opodo deriva dalla frase “Opportunity to do” che non richiama immediatamente l’idea di viaggi e vacanze; Pinterest deriva da due parole inglesi, “Pin, spillo” e “Interest, interesse”.
Il nome di fantasia, potenzialmente unico, potrebbe essere un’opportunità per le startup. Ma il nome di fantasia funzionerebbe per i quotidiani? Prova a pensarci:
Pinterest, quotidiano di informazione online.
A proposito, Prisencolinensinainciusol. La conosci? È una canzone del 1972 di Adriano Celentano. Il pezzo, ballabilissimo ma difficile da cantare, è scritto in un finto inglese e ha fatto anche parte della colonna sonora della terza stagione della serie Fargo, con Ewan McGregor.
Per Elior, leader nella ristorazione collettiva, ho contribuito a creare il nome per un nuovo food concept. Il nome doveva trasmettere:
La parola InPausa esprime il concetto in maniera immediata. Ha un suono morbido ed è facile da pronunciare. La divisione concettuale tra “In” e “pausa” ha permesso di giocare con i colori sui materiali di comunicazione.
Sarebbe facile. Ma il nome non può essere solo creatività, slancio, invenzione. Il naming – lo studio che porta alla creazione del nome giusto per la tua attività – è metodo. Quando ho elaborato una lista di nomi, come faccio a individuare quello giusto?
Il nome, anche se piace al cliente, deve essere controllato con metodo e strumenti adeguati (banche dati, esperti linguistici o di settore) per verificarne:

Da nome al nome di dominio: un passaggio apparentemente semplice, ma non privo di insidie, perché potresti scoprire che il nome di dominio desiderato è già stato registrato.
Un esempio? Prova a cercare il tuo nome+cognome su GoDaddy – a proposito, un altro nome di fantasia – per verificarne la disponibilità. Potresti scoprire che il .it è già stato registrato. Alternative? Il .com, .net, .org?
Ma ci sono anche le nuove estensioni: .bar, .beer, .cafe, .catering, .boutique, .shop, .dentist ecc.
Ricorda: un nome deve essere semplice. È la regola più importante. Poi deve:
La fantasia aiuta, ma non basta. Verifiche, test e controlli sono altrettanto indispensabili per “mettere in sicurezza” il nome e assicurargli una lunga vita.
Non è facile creare il nome giusto.
E tu, sei pronto per cercare il nome giusto per la tua attività?
Negli ultimi anni, anche in Italia, sta diventando uno strumento di comunicazione sempre più popolare.
Ogni volta che entravo nella sede di un importante gruppo storico del settore elettrico, con il quale qualche anno fa ho collaborato, il pensiero che quelle stanze potessero diventare un museo si faceva ogni volta più forte. Le sale dell’austero palazzo anni ’30, imponenti e severe, con le pareti tappezzate di foto di vecchi impianti, […]